lunedì 30 marzo 2015

Multe per chi prende acqua dalla pubblica fontana?

Mario Savarese

È arrivata alla XXIV edizione la “giornata mondiale dell’acqua”. In tutto il mondo domenica 22 Marzo si è voluto ricordare quanto questo bene comune sia importante per la vita dell’intera umanità. Con oltre il 95% dei consensi il popolo italiano volle abrogare, con un referendum che si è tenuto a giugno del 2011, una legge che assegnava ai privati la gestione dell’acqua pubblica. “Si fa presto a dire acqua pubblica. Non sono bastati 26 milioni di ‘Sì’ per trasformare il sistema di gestione del servizio idrico italiano. Oggi, a più di due anni dal referendum del 12 e 13 giugno 2011, dove il 54% degli elettori si disse contrario a qualunque forma di privatizzazione, le tariffe non sono cambiate e non esiste una norma post-voto”. Cosi scriveva due anni dopo il quotidiano “il Fatto”. Qualcosa cominciò a cambiare lo scorso anno proprio qui nel Lazio. La volontà per la gestione pubblica e partecipata dell’acqua che si cominciò a vedere nella proposta di legge popolare n. 31, approvata il 17 marzo dalla Regione Lazio dopo dodici mesi di pressioni sul governo regionale. «Questa legge», affermava Carsetti del coordinamento romano Acqua Pubblica, «recepisce i risultati referendari. Dalla definizione di servizio idrico da gestire senza scopo di lucro fino al fondo stanziato per incoraggiare la ripubblicizzazione delle gestioni in vigore». Si lasciava ai Comuni la possibilità di organizzarsi in consorzi e di affidare il servizio anche a enti di diritto pubblico. «L’auspicio», concludeva Carsetti, «è che a partire dal Lazio si inneschi una reazione a catena che veda i governi regionali a rispettare le volontà dei cittadini». Anche Ardea si è adeguata alla legge regionale, e la società Idrica S.p.A. che gestisce il servizio di distribuzione dell’arcua opera senza fine di lucro, anche se molti sospetti su questa gestione sono nati dallo sconsiderato aumento delle tariffe imposto dalla società che chiede in due anni quasi il 20% in più ed al momento non si hanno giustificazioni che si evincano dal bilancio societario a giustificarne i provvedimento. C l i c c a s u ll’immagine per ingrandire Resta sancito comunque, anche qui ad Ardea, il principio che l’acqua è un bene pubblico inalienabile e che tutti i cittadini hanno il diritto di esserne forniti. Il Comune in questi anni, nonostante i milioni di Euro pagati in tariffe dai cittadini, non è ancora riuscito a completare la rete idrica comunale ed interi quartieri, tuttora, non sono raggiunti da acqua potabile; vedi in tal proposito la figura sopra riportata. Nel 2012 il neoeletto sindaco Luca di Fiori annunciava una delibera comunale che favoriva, in termini di tariffe le famiglie numerose. Ma quella revisione delle tariffe non arrivò, anzi fino allo scorso anno la società Idrica ha continuato ad applicare il così detto “minimo garantito” sui consumi, dell’acqua, ovvero un quantitativo d’acqua annuo che, consumato o meno dall’utente, doveva essere pagato a prescindere. Lo scorso anno, finalmente, il Consiglio comunale approva il nuovo piano tariffario, ma ancora una volta viene ignorato il principio del diritto all’acqua pubblica: per i residenti nel comune viene riconosciuto uno sconto della tariffa per i primi 92 metri cubi annui di acqua consumata ossia circa 250 litri al giorno a fronte di un consumo medio pro capite nazionale di 175 litri giornalieri. Uno sconto che non è compensato dagli aumenti praticati per la depurazione e la fognatura e che di fatto procura un considerevole aumento per la bolletta. Con il provvedimento sono agevolati i cittadini che vivono soli in casa e pesantemente penalizzati i nuclei familiari numerosi, ossia esattamente il contrario di quanto il sindaco affermava nel 2012. È di questi giorni la sconcertante scoperta che la considerazione del nostro Comune per il sancito diritto di ogni cittadino a poter attingere alla pubblica acqua, è ha livelli ancor più bassi: in un Comune come quello quello di Ardea, dove come abbiamo anzi detto, non è stato totalmente recepito il referendum del 2011, dove la società che gestisce la distribuzione applica tariffe inique e, ad oggi, ancora non ufficialmente giustificate, dove si penalizzano i nuclei familiari numerosi, dove l’acqua non è fornita a tutte le abitazioni del territorio, è vietato attingere acqua da asporto dalle pubbliche fontane. Il divieto deriva da una norma del regolamento di polizia urbana che, per motivi di ordine pubblico, vieta al cittadino di riempire anche una semplice bottiglia d’acqua alla fontana e portarla via con se. Ora il lettore penserà che questa norma sia iniqua ma giustamente applicata dai vigili urbani solo nei casi eclatanti come quelli in cui vengono prelevati grandi quantitativi di acqua in capienti contenitori, magari con l’utilizzo di tubi collegati alla fontana; non è cosi: la polizia urbana ad Ardea è assai più efficiente ed anche la semplice bottiglia d’acqua è assoggettabile a sanzione. Sono di questi giorni due casi eclatanti ed inquietanti riportati sulle cronache cittadine: persone anziane, colte a prendere acqua con le bottiglie dalla fontana pubblica sono state fermate e sono stati registrati i loro dati dopo averli avvertiti del divieto. Gli anziani prelevavano acqua in modica quantità – pochi litri appena – perché sprovvisti nella loro abitazione di acqua potabile, e perché chi vive di pensione sociale oggi non può permettersi neppure di acquistare l’acqua al supermercato. Non c’è ufficialmente traccia del regolamento di Polizia Municipale dove questo divieto è riportato e quindi non sappiamo cosa realmente preveda in merito; certo è che i solerti vigili riferiscono ai malcapitati malfattori che stanno commettendo un illecito sanzionabile amministrativamente e registrano i loro dati. Abbiamo richiesto al Comune una copia del regolamento ma ci è stato risposto che è in fase di revisione e che sarà pubblicato solo al termine della stessa direttamente sul sito istituzionale. Nessun cartello alle fontane, nessun pubblico avviso, un regolamento fantasma, Vigili Urbani rigorosissimi, tariffe inique per l’acqua, aumenti sconsiderati ai cittadini più fortunati che l’acqua in  casa ce l’hanno: questa è Ardea.

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